Giuseppe Migliorini
Nato il 2/8/1924 ad Ambra (AR)
“A 18 anni e mezzo mi presero i tedeschi e mi portarono in Germania. Il mi’ fratello, Nazareno, rimase in guerra in
Grecia, lo presero gli americani, poi lo liberarono e i tedeschi riconquistarono quest’isola.”
“Stamattina [in TV] ho visto 30.000 ragazzi scappati laggiù dal Libano, pore creature... Vederli in quelle
condizioni, nel 2016, a quanto s’è patito, ai morti che s’è avuto, fra Mussolini, Hitler, gli ebrei... Come noi prigionieri,
s’è avuto una vita disgraziata.”
“Quando poi Mussolini formò l’esercito fascista, noi, da prigionieri, s’era internati civili, si lavorava per le ferrovie. Io
ho fatto per 6 mesi il fochista a butta’ carbone dentro alle locomotive. Il tedesco non è che ti diceva “Hai fatto bene”, lui ti tirava una fucilata e ti portava via.”
“Il 2 di Aprile del ’44, quando ci liberarono, fuori si vedevano quelle case in qua e in là che c’erano rimaste, si vedevano i panni tesi, bianchi, poi “Siamo liberi!”, si sentiva di qua, di là, di sopra, carri armati, cannonate, mitragliatrici... La guerra funziona in quel modo.”
Ida Spediti
Nata il 16/7/1926 a Loro Ciuffenna (AR)
“M’affaccio e c’erano due tedeschi che mi volevano portare via, rano briachi fradici... Dissero: “Domattina si viene a
ripiglialla”, sicché io andai a dormire in un bosco e c’erano già li sfollati lassù, con le mitragliatrici, sempre... Ho dormito nelle foglie di castagno.”
“Il mi’ fratello era stato in Sicilia, poi ci fu la ritirata e fece quasi tutto a piedi, andò a dormire nei boschi, perché non si voleva mettere con i repubblicani. Era a dormire in una casa quando arrivarono i tedeschi, aveva uno che gli faceva la spia, lui prese e scappò tutto nudo sul tetto, era Marzo... Frugarono tanto in quella casa...
Eh, tempi brutti...”
“Nella Setteponti i tedeschi facevano la ritirata con i camion, un viavai, avanti e indietro... Stai attenta, mi dicevano, perché a 17 anni, se ti vedono, ti portano via!”
“Provi ad indovinare quanti anni ho...” — “Secondo me, 75!” — “Sì, eh... a Luglio n’ho 90!”
Innocenzo Ferrini
Nato il 3/12/1924 a Montemarciano (AR)
“A 15 anni andai su in miniera in Pian di Colle, facevo 20 Km in bicicletta, 8 ore sotto terra e altri 20 Km a tornare a casa... D’inverno, per ripararsi, si metteva le pelli di conigliolo al manubrio!” “Ci davano una patata al giorno, la facevo fine, fine, fine... e con il foco l’arrostivo per vedere [di creare] l’illusione, con la buccia e ogni cosa.”
“Una mattina ci svegliano - Via, tutti a fare il bagno! - Si parte, saremo stati 500... Un bagno a scalini, come andare in uno stadio, tutti ‘gnudi là come Cristo ci aveva fatto. Mezzogiorno, nulla, il tocco, nulla, le due, nulla, le tre, nulla... Che si fa? Qui arriva il gas, non c’è nulla da fare... [E invece] ci rimandarono via senza fare il bagno!”
“Umanamente ci siamo di tutti i tipi nel mondo, perché [i tedeschi] più che altro erano una razza che gli aveva avvelenato il sangue quell’omino lì!”
“Poi so’ ritornato in miniera, a rifa’ 20 Km in bicicletta... Mi spettava di diritto!”
Ivano Cardinali
Nato il 4/11/1929 a San Giovanni Valdarno (AR)
“[Mio nonno] mi ha dato i suoi valori: quelli della fratellanza, dell’uguaglianza, della tolleranza, dell’amicizia. Quelli che contano, quelli che quando l’hai addosso ti danno la dignità. Io a 14 anni, avevo la dignità.” 
“Tutti i giorni muore un sacco di gente per liberare il nostro paese... il TUO paese, e te hai la pretesa di stare a letto la mattina e poi quando hanno finito ti pigliano un piatto d’argento con la Pace sopra: “Prego, si accomodi!”. Ora è la dignità che bisogna andare a conquistarsi, noi la s’è persa!”
“[Una sera] vidi un personaggio strano, ebbi l’impressione che fosse la Morte. Senza parlare, dissi: “Oh, mancavi proprio te, con tutto il lavoro che t’hai da fare... Facciamo un patto: non ci rompiamo i coglioni a vicenda, almeno ci si guadagna tutt’e due, eh?”. Ma gli occhi ‘un l’aveva, eran vuoti.”
“La battaglia più grande non l’ho combattuto contro i tedeschi. L’ho combattuta contro la paura. Io conoscevo la loro ferocia, la loro preparazione, il loro armamento. Li conoscevo come le mi’ tasche!”
“Una delle cose di cui devo tene’ conto è che io da vigliacco non
posso morire. Vo’ a morire, ma da vigliacco no!”

Renato Minuti
Nato il 7/9/1920 ad Ambra (AR)
“La storia ve la racconta tutta questo documento qui: il foglio matricolare, da quando so’ partito militare a quando so’ tornato dalla prigionia.”
“Dicevano che a Trieste si passava, invece lì era arrivata la divisione corazzata che in nottata ci fece prigionieri e di lì ci portarono in Olanda nel campo di concentramento a Meppen dove si lavorò due anni nelle fonderie tedesche.”
“Ci davano 2 chili di pane in 50 e una romaiolata d’acqua con qualcosa dentro. Poi s’andò a lavorare alla mensa degli americani e un giorno in tre ci si licenziò, si montò su un treno carico di carbone e si arrivò a Würzburg dove gli inglesi non facevano passare. La mattina dopo ci portarono giù a Innsbruck... giù per quei tornanti le gomme fischiavano da quanto camminavano! Ci rimpatriarono in Italia.”
“A Verona ci toccò montare sopra il tetto del treno perché dentro non ci s’entrava da quanti s’era. Passò un convoglio di carri armati americani, rallentò e ci montò su mentre andava verso Firenze. Dopo pochi chilometri ci buttarono giù nella strada, poi passò un camion che ci portò a Siena.”
Sergio Cerri Vestri
Nato il 27/8/1930 ad Ambra (AR)
“Il 2 Giugno [i fascisti] arrivarono verso le 17:30, avevano un’aria paciosa, tranquilla, invece poi portarono questi du’ ragazzi di Cennina e il prete di Ambra disse “Scappate, chiapperanno me, ma non mi importa, sono anziano!”
“Non si può scappare, dalle botte che c’hanno dato, ‘un ci si regge in
piedi...”. E dopo averli fucilati in piazza, gridavano: “Lasciateli lì, perché tutti dovete vedere!”. Invece alcuni anziani li caricarono su un carretto e li portarono al cimitero.”
“Per me la parola Tedesco era sinonimo di atroce, di perfido, di cattivo. Poi, finita la guerra, hanno cominciato a venire qui in Italia come turisti ed ho scoperto che sono come noi: hanno il gusto dell’amicizia, delle cose come noi. E allora perché quei tedeschi erano così cattivi? Perché è la guerra che inacidisce... Accident’alle guerre e a chi le promuove!”
“Una notte s’era in una soffitta, ancora le cannonate non erano cominciate. Vennero su due tedeschi e videro tutta questa gente sdraiata per terra. Ad un certo punto una bambina cominciò a piangere, un tedesco si piegò e la prese in collo. Poi si frugò in tasca, prese delle caramelle e gliele diede... Mi fece tenerezza.”
“Noi si fu liberati il 16 di Luglio del ’44 ed io l’ho definito
il giorno più bello della mia vita.”

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